Maratea, un clima che non è più lo stesso: i dati raccontano il cambiamento

meteo-maratea-clima

Negli ultimi vent’anni, a Maratea le temperature medie sono aumentate e il Mar Tirreno si è riscaldato. Allo stesso tempo, la costa è diventata più esposta a piogge intense ed erosione. I dati analizzati ci mostrano un cambiamento graduale del clima che sta già modificando il rapporto tra il territorio e le stagioni.

Basta chiedere a chi a Maratea ci è nato, o a chi ci torna ogni estate da una vita: qualcosa nel clima della costa lucana è cambiato. Le giornate di caldo intenso arrivano prima e durano più a lungo, il mare resta tiepido fino a ottobre inoltrato, e certi temporali autunnali hanno un’intensità che vent’anni fa era rara. Sono percezioni diffuse, quasi un luogo comune tra i residenti, ma quando si va a verificarle con i numeri delle agenzie ambientali il quadro che emerge le conferma con una precisione che sorprende.

Questo articolo mette insieme i dati pubblici più aggiornati su temperature, mare, piogge ed erosione costiera relativi alla Basilicata e, dove disponibile, specificamente all’area di Maratea, per capire quanto e come il clima locale sia cambiato negli ultimi due decenni.

Il risultato non è la fotografia di una catastrofe improvvisa, ma qualcosa di più insidioso e per certi versi più difficile da comunicare: un progressivo spostamento della norma climatica, che si misura in frazioni di grado e percentuali, ma che nel tempo cambia il volto di un territorio che vive principalmente di turismo.

Le temperature

Il punto di partenza più solido per capire cosa sia successo in Basilicata è il rapporto “Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane” (fonte: ISPRA), che confronta sistematicamente i dati recenti con il trentennio climatologico 1991-2020. Potenza, il capoluogo di provincia più vicino a Maratea e quindi il punto di osservazione più affidabile per l’intera area, mostra una temperatura media dell’ultimo decennio (2015-2024) più alta di 0,6°C rispetto al periodo di riferimento.

Il numero, isolato, sembra piccolo. Ma guardando al solo 2024, l’anno più caldo mai registrato in Italia dall’inizio delle rilevazioni nel 1961, Potenza ha segnato un’anomalia di quasi 2°C sopra la media storica, sempre secondo lo stesso rapporto. A livello nazionale lo studio calcola un trend di lungo periodo di circa 0,42°C ogni dieci anni: un ritmo che, sommato su vent’anni, restituisce con chiarezza la sensazione di estati sempre più calde di cui parlano i residenti.

I dati diffusi nell’ambito del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (fonte: ARPA Basilicata) confermano la tendenza su scala più fine: il 2023 è stato il decimo anno consecutivo con anomalia termica positiva rispetto alla media climatologica, con un record storico sulle temperature minime, aumentate di 1,20°C. In pratica, notti sempre meno fresche anche in una località di mare come Maratea, dove tradizionalmente l’escursione termica notturna offriva sollievo dopo le giornate più calde.

Anche i dati sui capoluoghi di provincia elaborati periodicamente (fonte: ISTAT) vanno nella stessa direzione, mostrando un aumento generalizzato della temperatura media annua in gran parte del Mezzogiorno rispetto al decennio 2006-2015. È un incremento che si accompagna, spiega la stessa rilevazione, a un aumento dei giorni estivi e delle notti tropicali, con conseguenze dirette sul comfort abitativo e sul fabbisogno energetico legato al raffrescamento.

A pesare non è solo il valore medio annuo, ma la sua distribuzione stagionale: i mesi estivi, quelli su cui si regge buona parte dell’economia turistica marateota, sono quelli in cui l’aumento delle temperature massime si fa sentire con più forza, allungando il numero di giornate percepite come eccessivamente calde anche vicino al mare.

Messi in fila, questi dati raccontano una traiettoria coerente, non un singolo anno anomalo, ma un innalzamento progressivo della base climatica su cui si misurano le stagioni, che rende sempre più frequenti eventi che un tempo erano eccezionali.

Il Mar Tirreno che non si raffredda più

Se l’aria si scalda, il mare non è da meno, e per una località che vive di turismo balneare come Maratea questo aspetto pesa quanto quello atmosferico. Le rilevazioni satellitari mostrano una crescita costante della temperatura superficiale del mare in tutti i bacini italiani, con il 2024 che ha fatto segnare il valore più alto dall’inizio delle serie storiche nel 1982. Nel Tirreno, in particolare, la temperatura media superficiale del decennio più recente risulta nettamente più alta rispetto alla media di lungo periodo 1961-2016.(fonte: ISPRA)

A monitorare da vicino questo fenomeno lungo la costa tirrenica c’è il progetto MedFever che ha posizionato una rete di sensori-termometro subacquei in diversi punti del Tirreno, da Palinuro fino alla Calabria, per seguire l’impatto del riscaldamento sull’ecosistema marino e sulla dinamica costiera. I ricercatori segnalano ondate di calore marino sempre più frequenti, un fenomeno che mette sotto stress le praterie di gorgonie e le altre specie tipiche dei fondali di quest’area. (fonte: ENEA)

Per il turismo, un mare più caldo per periodi più lunghi ha un effetto ambivalente: da un lato allunga potenzialmente la stagione balneare, con acque gradevoli anche a fine settembre; dall’altro contribuisce a rendere le ondate di calore estive più difficili da sopportare, perché il mare perde parte della sua funzione di mitigazione termica sulla costa.

Piogge, siccità e il nuovo regime delle precipitazioni

Il secondo grande cambiamento riguarda il regime delle precipitazioni. I dati sui capoluoghi di provincia (fonte: ISTAT) mostrano per il complesso del Sud Italia una tendenza alla riduzione delle piogge totali annue, mentre gli eventi che si verificano tendono a concentrarsi in episodi più brevi e intensi, in linea con quanto osservato in tutto il bacino del Mediterraneo.

Un’analisi sul rischio climatico in Italia (fonte: Ambientenonsolo, su dati del rapporto europeo sul rischio climatico) colloca esplicitamente la Basilicata, insieme alla Sardegna, tra le aree più critiche d’Europa al 2050 per severità della siccità, con un indice che potrebbe arrivare a quadruplicare rispetto alla situazione storica. Lo stesso studio segnala che nel Sud Italia le precipitazioni ordinarie potrebbero ridursi fino a un terzo, mentre la quota di pioggia concentrata in episodi estremi è destinata ad aumentare.

Si configura così quello che gli stessi ricercatori definiscono un “doppio stress idrico”: periodi più lunghi senza pioggia alternati a precipitazioni concentrate e violente, difficili da assorbire per terreni inariditi e sistemi di drenaggio pensati per un clima ormai superato, sempre secondo lo stesso rapporto.

Sul fronte della desertificazione, il Centro Nazionale delle Ricerche, attraverso l’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale di Tito, in provincia di Potenza, sta lavorando insieme alla Regione Basilicata a un vero e proprio atlante delle aree vulnerabili (fonte: CNR-IMAA): secondo i dati ISPRA citati nello stesso progetto, circa il 15% del territorio lucano è già classificato a rischio.

Non è un fenomeno confinato all’entroterra: la combinazione di temperature più alte, minore piovosità e maggiore evapotraspirazione riguarda anche le fasce costiere, comprese quelle a ridosso del Tirreno, dove la disponibilità di acqua dolce diventa una risorsa sempre più preziosa da gestire con attenzione, soprattutto nei mesi estivi di massima presenza turistica.

La costa che arretra: erosione ed eventi estremi

C’è poi il fronte della costa, che per Maratea è forse il più delicato. I dati sull’erosione costiera (fonte: ISPRA, via ResearchItaly-MUR) indicano la Basilicata, insieme a Sicilia e Sardegna, tra le regioni italiane dove le superfici erose dal mare sono più estese in proporzione allo sviluppo costiero.

Per un territorio come quello di Maratea, con i suoi 32 chilometri di costa fatti in gran parte di scogliere alte ma anche di spiagge e insenature più basse, l’innalzamento del livello del mare e l’aumento degli eventi meteomarini estremi sono fattori che, secondo le stesse analisi, incidono direttamente sui processi di arretramento della linea di costa nel medio periodo. Le coste alte, come buona parte di quella marateota, sono meno soggette all’arretramento in senso stretto ma restano esposte a fenomeni franosi legati a piogge intense e cicli di gelo-disgelo più irregolari.

Le conseguenze pratiche di questi processi non sono solo ambientali. Le spiagge più piccole e le insenature, che a Maratea rappresentano un patrimonio turistico prezioso proprio per la loro varietà, sono le più vulnerabili a un arretramento anche modesto della linea di costa, con effetti diretti sulla fruibilità balneare nel lungo periodo.

Cosa significa per Maratea, oggi

Nessuno di questi dati, preso singolarmente, racconta una rivoluzione improvvisa: si parla di frazioni di grado, percentuali che crescono anno dopo anno, trend che si misurano su decenni. È la coerenza tra le diverse fonti, dalle stazioni meteo ai sensori marini, dagli studi sulla desertificazione ai monitoraggi costieri, a rendere il quadro difficile da ignorare.

Per un territorio come Maratea, la cui economia è legata in modo diretto al mare, al paesaggio e alla qualità ambientale, questi cambiamenti si traducono in effetti molto concreti: una stagione turistica potenzialmente più lunga, ma anche più giorni di caldo estremo da gestire; un mare più caldo e accogliente più a lungo, ma anche più esposto a fenomeni di stress termico sugli ecosistemi marini; una costa che resta tra le più belle d’Italia, ma che richiede una manutenzione e una tutela sempre più attente proprio perché più esposta.

C’è poi una dimensione meno visibile ma altrettanto rilevante, quella agricola: gli uliveti e le colture tipiche dell’entroterra marateota, storicamente abituati a un regime di piogge regolare nella stagione fredda, devono fare i conti con inverni più irregolari e con periodi di siccità estiva più marcati, che incidono sulle rese e sulla gestione delle risorse idriche a livello locale.

Guardare a questi numeri non significa cedere all’allarmismo, ma dotarsi degli strumenti giusti per programmare: sapere con quale clima ci si confronterà nei prossimi anni è la base di ogni scelta, dalla gestione delle spiagge alla pianificazione urbanistica, fino alle strategie di promozione turistica del territorio.

Le proiezioni: cosa aspettarsi da qui al 2050

Guardare al passato aiuta a capire la direzione del cambiamento, ma sono le proiezioni a dare la misura di cosa aspettarsi nei prossimi decenni. Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha sviluppato un dataset climatico ad alta risoluzione per l’Italia, basato sugli scenari IPCC più recenti (fonte: CMCC), che stima per l’Italia meridionale un riscaldamento più marcato rispetto alla media nazionale in entrambi gli scenari di emissione considerati, con impatti più severi in estate.

Nello scenario a basse emissioni le aree meridionali, tra cui la Basilicata, tendono comunque a diventare più aride; in quello ad alte emissioni l’inaridimento riguarda gran parte del Paese, con il Sud tra le zone più colpite in termini di disponibilità idrica e frequenza delle ondate di calore, sempre secondo le elaborazioni del CMCC. Sono scenari che, va detto, dipendono in larga parte dalle scelte globali sulla riduzione delle emissioni nei prossimi anni, e non da un destino già scritto.

Per la costa lucana, questo significa prepararsi a un clima in cui le estati saranno probabilmente più calde e più lunghe, gli inverni più miti ma con episodi di maltempo più intensi, e la disponibilità di acqua dolce una risorsa da gestire con maggiore attenzione rispetto al passato.

Adattarsi al cambiamento: le iniziative in campo

Di fronte a questi scenari, la risposta non è solo di monitoraggio ma anche di pianificazione attiva. L’atlante delle aree vulnerabili alla desertificazione promosso dal CNR-IMAA insieme alla Regione Basilicata, già citato in precedenza, è uno degli strumenti pensati per orientare le priorità di intervento su scala regionale, individuando le zone dove servono interventi più urgenti di gestione del suolo e delle risorse idriche.

Sul fronte marino, il monitoraggio costante realizzato da progetti come MedFever fornisce ai decisori locali dati aggiornati sulla salute degli ecosistemi costieri, informazioni preziose per calibrare le politiche di tutela delle aree marine e della pesca. Sono passi che, uniti a una programmazione turistica capace di tenere conto della nuova normalità climatica, possono aiutare un territorio come Maratea a trasformare una sfida complessa in un’occasione per rafforzare la propria resilienza, senza rinunciare alla bellezza che da sempre lo contraddistingue.

Nicola Propato

Nicola Propato

Sono il webmaster di marateaclub! Controllo che tutto funzioni per il meglio e ogni tanto condivido le mie fotografie preferite.

Potrebbero interessarti anche...