Come riconoscere le truffe online e proteggersi

Quando una truffa online va a segno, a pagare è quasi sempre chi ha autorizzato il pagamento, convinto di agire per il meglio. Vediamo come riconoscere i raggiri più comuni, difendersi con abitudini semplici e sapere subito a chi rivolgersi se qualcosa va storto, anche a Maratea.
<<<INDICE ARTICOLO>>>
- Introduzione
- I dati di un fenomeno in continua evoluzione
- Le truffe online e le tecniche più diffuse
- La telefonata della finta banca
- Vacanze, affitti e prenotazioni: le truffe immobiliari
- Chi paga quando la truffa va a segno
- Cosa fare in caso di truffa online
- Le buone abitudini che riducono il rischio
Basta una notifica sul telefono. Un messaggio che avvisa di un accesso sospetto al conto, un pacco in giacenza che chiede qualche euro per la consegna, un’offerta di lavoro da casa con guadagni facili. Succede a tutti, a qualsiasi età e in qualsiasi luogo, compreso il nostro. Chi vive a Maratea o ci trascorre le vacanze usa gli stessi smartphone e le stesse app di chiunque altro, e riceve gli stessi tentativi di truffa online.
Le cifre ufficiali raccontano un fenomeno stabile nei numeri e sempre più raffinato nei metodi. I truffatori hanno imparato a imitare il tono di una filiale, a falsificare il numero che compare sul display e a costruire storie credibili, aiutandosi con strumenti di intelligenza artificiale sempre più accessibili. Il risultato è che anche persone attente e abituate al digitale finiscono per compiere, in buona fede, proprio l’operazione che il criminale desidera.
In questo articolo mettiamo ordine. Vediamo che cosa dicono i dati, quali sono le truffe più frequenti, che cosa succede dopo un raggiro e quali abitudini riducono davvero il rischio. L’obiettivo è offrire strumenti pratici, con un tono sereno, per riconoscere i segnali in tempo e sapere come muoversi quando qualcosa va storto.
I dati di un fenomeno in continua evoluzione
Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 27.085 casi di cybercrime economico-finanziario, con 4.489 persone indagate (fonte: Polizia Postale). Dietro ogni numero c’è una persona che ha ricevuto un messaggio, ha creduto a una voce al telefono o ha cliccato su un link, e spesso ha impiegato giorni prima di raccontarlo a qualcuno.
Parliamo dei casi arrivati alle autorità, quindi di una parte del problema. Molte vittime scelgono il silenzio per imbarazzo, oppure sono convinte che recuperare il denaro sia impossibile. È ragionevole pensare che la dimensione reale del fenomeno sia più ampia di quella registrata.
Sul fronte dei pagamenti il quadro generale rassicura. La stragrande maggioranza dei pagamenti digitali va a buon fine senza problemi, e usare carte e home banking resta una scelta sensata. C’è però una differenza importante tra gli strumenti. Quando una frode con bonifico va a segno il danno è alto, perché l’importo medio di un bonifico fraudolento si attesta a 2.784 euro, contro gli 80 euro delle carte di pagamento (fonte: Banca d’Italia).
Questa asimmetria spiega perché i truffatori puntano sempre più spesso a convincere la vittima a disporre direttamente un bonifico. Rubare i dati di una carta frutta cifre piccole e i sistemi di protezione sono ormai piuttosto efficaci. Farsi consegnare un bonifico da qualche migliaio di euro rende molto di più.
Per chi legge, il messaggio è semplice. I pagamenti digitali sono nel complesso sicuri. L’anello più esposto della catena è diventato l’utente, ed è lì che conviene concentrare l’attenzione.
Le truffe online e le tecniche più diffuse
Il phishing è la truffa più conosciuta. Arriva via email e imita comunicazioni di banche, corrieri, enti pubblici o piattaforme di streaming, con un link che porta a un sito identico all’originale. Quando il messaggio arriva per sms si parla di smishing, quando è una telefonata di vishing. Il meccanismo resta lo stesso e cambia soltanto il canale. Nel 2025 sono state censite 1.922 campagne di phishing in Italia, con più di 300 che hanno imitato PagoPA attraverso falsi solleciti per multe stradali (fonte: CERT-AGID).
A rendere tutto più credibile c’è lo spoofing, la tecnica che permette di far comparire sul telefono il numero vero della banca o il nome di un ente. Può succedere così che il falso sms si inserisca nella stessa conversazione dei messaggi autentici, e a quel punto l’utente fatica a trovare qualcosa di strano.
Sui social e sulle app di messaggistica circolano i raggiri più emotivi. C’è il finto figlio che scrive da un numero nuovo perché ha perso il telefono, la richiesta di un codice ricevuto per sbaglio, il contatto che invita a investire in criptovalute o in piattaforme di trading con guadagni garantiti. Il falso trading online, in particolare, è uno dei raggiri che fanno perdere le cifre più alte.
Poi ci sono gli acquisti. Negozi online che spariscono dopo il pagamento, venditori su marketplace che chiedono una ricarica prepagata o un bonifico anticipato, annunci di oggetti usati a un prezzo che sembra un affare. Il copione è quasi sempre lo stesso, con un prezzo basso, tanta fretta e un pagamento che non permette di tornare indietro.
Più subdole sono le truffe costruite nel tempo, come quelle sentimentali o le false offerte di lavoro. Il truffatore dedica settimane a conquistare la fiducia della vittima e chiede denaro soltanto quando il legame sembra solido. I segnali emergono dalle richieste di soldi e dal rifiuto sistematico di incontrarsi o di fare una videochiamata.

La telefonata della finta banca
Merita un approfondimento la truffa del falso operatore, oggi tra le più efficaci. Squilla il telefono, il display mostra il numero della propria banca e una voce cortese segnala movimenti sospetti sul conto. Per mettere al sicuro i soldi, spiega, bisogna spostarli subito su un conto protetto o confermare un’operazione dall’app.
Il paradosso è che il pagamento viene autorizzato dalla vittima, con le proprie credenziali e le proprie autenticazioni. I sistemi di sicurezza funzionano, ma a usarli è la persona sbagliata, indotta con l’inganno. Le frodi da manipolazione rappresentano il 72% del valore dei bonifici fraudolenti del secondo semestre 2025, in crescita dal 58% del semestre precedente (fonte: Banca d’Italia).
Una regola semplice aiuta moltissimo. Una banca vera non chiede mai di spostare denaro su un altro conto e non domanda codici o password per telefono. Se la chiamata mette fretta, conviene riagganciare e richiamare il numero scritto sulla carta o sul sito ufficiale, digitandolo a mano.
Vacanze, affitti e prenotazioni: le truffe immobiliari
Un luogo di mare come Maratea vive di ospitalità, e dove ci sono turisti si muovono anche i truffatori. Gli annunci di case vacanza sono tra i terreni preferiti, perché la richiesta cresce in estate e chi cerca una sistemazione ha spesso fretta di chiudere.
Il segnale tipico è un prezzo molto sotto la media della zona, accompagnato da foto bellissime prese da altri annunci e da una richiesta di caparra via bonifico o ricarica prepagata. Spesso il finto proprietario propone di continuare la trattativa fuori dalla piattaforma, su WhatsApp o per email, proprio per evitare i controlli.
Prima di versare un euro conviene verificare che l’annuncio esista, cercando le foto con una ricerca per immagini, chiedendo una videochiamata dall’interno della casa e controllando che l’intestatario del conto corrisponda al nome del proprietario. Chi gestisce davvero un alloggio accetta queste richieste con naturalezza.
Lo stesso vale per chi affitta. Anche i proprietari possono finire nel mirino, ad esempio con falsi ospiti che inviano pagamenti di importo superiore al dovuto e chiedono la restituzione della differenza. Prima di restituire qualsiasi somma bisogna attendere l’accredito reale sul proprio conto.
Chi paga quando la truffa va a segno
La domanda che si pone chiunque sia stato raggirato riguarda i soldi persi, e la risposta dipende dal tipo di frode. Quando l’operazione viene eseguita senza il consenso del titolare, come nel caso di una carta clonata, la banca è tenuta in molti casi a rimborsare. Quando è la vittima stessa a disporre il pagamento, la situazione cambia.
Nel secondo semestre del 2025 il 92% del valore delle perdite sui bonifici fraudolenti è ricaduto sui clienti, contro il 40% delle carte di pagamento (fonte: Banca d’Italia). La ragione sta nella dinamica della truffa. Nei bonifici l’utente inserisce di persona le credenziali e conferma l’operazione, e questo può far venire meno la responsabilità della banca. Secondo lo stesso rapporto, per colmare questo squilibrio la nuova normativa europea PSD3/PSR introdurrà rimborsi obbligatori per le vittime di impersonificazione, cioè i casi in cui il truffatore si finge la banca del cliente.
Le regole nuove porteranno più tutele quando entreranno in vigore, e fino a quel momento conviene contare soprattutto sulla prevenzione. Ogni caso viene valutato nel concreto, e dopo un reclamo alla banca è possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario.
Anche le associazioni dei consumatori possono aiutare a orientarsi tra reclami e tempi. Contano molto la rapidità con cui si segnala l’accaduto e la qualità della documentazione conservata, a partire da messaggi, screenshot e ricevute.

Cosa fare in caso di truffa online
Se ci si accorge dell’inganno, ogni minuto è prezioso. Il primo gesto utile è contattare la banca dal numero ufficiale per chiedere il blocco di carte, accessi e operazioni in corso. I bonifici istantanei, una volta partiti, sono difficili da fermare, e la rapidità può fare la differenza.
Subito dopo conviene cambiare le password dei servizi coinvolti, attivare dove possibile l’autenticazione a due fattori e fare screenshot di messaggi, numeri di telefono, link e ricevute. Questi elementi serviranno per la denuncia e per eventuali reclami.
La denuncia si presenta alle forze dell’ordine oppure online sul sito del Commissariato di P.S. Online, il portale della Polizia Postale dove si trovano anche indicazioni aggiornate sulle truffe in circolazione. Conviene diffidare di chi, dopo il raggiro, propone spontaneamente di recuperare i soldi dietro pagamento, perché quasi sempre si tratta di una seconda truffa.
Lo dico anche per esperienza diretta. Nel corso del mio lavoro di consulente informatico, negli anni, sono stato contattato da diverse persone di Maratea che erano state truffate, quasi sempre con il phishing, e che mi hanno chiesto aiuto per capire come uscirne. Nella maggior parte dei casi, insieme al cliente, siamo riusciti a evitare danni e a risolvere il problema. Per chi si trova in questa situazione consiglio di contattare la Polizia Postale di Potenza al numero 0971 327364, oppure quella di Matera allo 0835 332722.
Le buone abitudini che riducono il rischio
Le difese migliori sono poche e semplici. Verificare sempre il mittente, evitare di cliccare sui link ricevuti per sms o email entrando invece dall’app o dal sito digitato a mano, tenere per sé i codici ricevuti via messaggio e usare password diverse per ogni servizio, magari con un gestore di password.
Un ultimo consiglio riguarda la famiglia. Parlarne con genitori e nonni, tra i più colpiti da questi raggiri, e concordare una regola semplice, come chiamare sempre un parente prima di muovere denaro dopo una richiesta urgente. A volte la migliore difesa è una pausa di cinque minuti e una telefonata a una persona di fiducia.
Internet resta una risorsa straordinaria, che permette di informarsi, lavorare, prenotare una vacanza o restare in contatto con chi vive lontano. Proprio per questo conviene frequentarlo con la prudenza con cui si attraversa una strada trafficata, senza rinunciare a niente ma guardando bene prima di muoversi.

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