Il Calo demografico a Maratea

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Maratea è scesa sotto i 5.000 abitanti e in pochi anni ha perso più dell’8% dei suoi residenti. Dietro i numeri ci sono poche nascite, una popolazione sempre più anziana e un territorio che offre ai giovani meno motivi per restare. Proviamo a capire l’origine del calo demografico e cosa lo alimenta.

<<<INDICE ARTICOLO>>>

  1. Introduzione
  2. I numeri del calo demografico
  3. Pochi bambini e sempre più anziani
  4. L’emigrazione giovanile
  5. I servizi ridimensionati, dall’ospedale alla ferrovia
  6. Casa, lavoro e strade, perché restare è difficile
  7. Come tornare sopra quota 5.000

Quando frequentavo la scuola elementare di “Porto Scalo” negli anni 90, i maestri ci insegnavano che Maratea aveva più di 5.000 abitanti. Era un numero che sapevamo a memoria, quasi un piccolo orgoglio di paese e per molti anni è rimasto vero. Oggi non lo è più, perché da qualche anno siamo scesi sotto quella soglia e la distanza continua ad allargarsi.

Basta guardare le strade del centro in inverno, o contare quanti bambini si incontrano fuori dalle scuole, per accorgersi che qualcosa è cambiato. I numeri ufficiali confermano la sensazione e dicono che il calo dipende soprattutto da quante persone nascono e quante muoiono, più che da chi parte.

In questo articolo mettiamo in fila i dati e cerchiamo di capire quali siano le cause del calo demografico e come si intreccino tra loro. Parleremo di nascite e invecchiamento, di giovani che se ne vanno, di servizi ridimensionati e delle difficoltà quotidiane che rendono complicato restare, dalla casa al lavoro fino alle strade.

I numeri del calo demografico

A lungo la popolazione di Maratea si è mantenuta sopra i 5.000 abitanti, e la soglia è stata superata verso il basso soltanto nel 2019. A fine 2018 i residenti erano ancora 5.012, a fine 2024 erano scesi a 4.601. In sei anni la popolazione è diminuita di più dell’8%. Negli anni precedenti la discesa era stata molto più lenta (fonte: Tuttitalia).

Il ricordo dei maestri di Porto Scalo trova così conferma nei numeri. Per lungo tempo quella soglia dei 5.000 abitanti ha descritto bene il paese, e il fatto che oggi non valga più dà l’idea di quanto sia stato rapido il cambiamento..

Secondo la stessa analisi, dal 2019 al 2024 la differenza tra nati e morti spiega più del 60% della perdita ricostruibile, mentre i trasferimenti di residenza, tra chi si iscrive e chi si cancella dall’anagrafe, ne spiegano meno del 40%. È un quadro che cambia il modo di leggere il fenomeno. Il calo demografico di Maratea dipende principalmente dal calo delle nascite e secondariamente dai trasferimenti.

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Pochi bambini e sempre più anziani

Nel 2002 a Maratea sono nati 52 bambini, nel 2024 appena 23, mentre nel 2024 i decessi sono stati 66. (fonte: Tuttitalia) È un divario che spiega buona parte della perdita di residenti. Il risultato si vede anche nell’età media dei residenti, salita da 41 anni nel 2002 a 50 nel 2025. (fonte: Tuttitalia)

La Basilicata è più anziana della media italiana, con circa due anziani e mezzo per ogni ragazzo, e la provincia di Potenza, a cui appartiene Maratea, è la più anziana della regione. (fonte: ISTAT) Più il paese invecchia, meno donne in età fertile restano e meno bambini nascono, e ogni anno che passa rende più difficile invertire la tendenza.

Dietro queste cifre c’è un meccanismo che si riconosce subito. Quando i bambini sono pochi, anche le occasioni per incontrarsi, giocare e crescere insieme si riducono, e un paese che si svuota di giovani perde piano piano parte della sua energia quotidiana. Chi resta si ritrova con meno coetanei e meno motivi per costruire qui il proprio futuro, e chi è partito fatica a immaginare di tornare in un posto che sente più fermo di come lo ricordava.

L’emigrazione giovanile

Dietro l’invecchiamento della popolazione c’è anche la partenza di molti giovani. Nel 2025 la Basilicata risulta la regione italiana con il saldo migratorio interno più negativo, cioè quella che perde più residenti a favore del resto del Paese (fonte: ISTAT).

Il fenomeno è particolarmente forte tra i laureati. Secondo lo stesso rapporto, tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150mila giovani laureati, in gran parte con un trasferimento verso il Centro-Nord e in misura minore verso l’estero.

Chi parte resta legato in qualche modo al territorio e la sua assenza si fa sentire nelle cose di tutti i giorni. Le case dei genitori hanno una stanza vuota in più, i nonni vedono i nipoti poche volte l’anno, e per molti ragazzi il paese diventa il posto dove si torna per le feste e per l’estate. È un legame che resiste nel tempo, ma da solo non basta a tenere viva una comunità, perché le piazze, le strade e le associazioni hanno bisogno di persone che ci vivano anche in inverno.

Per Maratea la dinamica è simile a quella regionale. Molti giovani se ne vanno per studiare o per cercare un lavoro che il territorio fatica a offrire, e una parte di loro non torna, lasciando il paese con meno persone in età fertile. Le ragioni che spingono ad andare via, e che rendono difficile rientrare, sono quelle che raccontiamo nelle sezioni seguenti.

I servizi ridimensionati, dall’ospedale alla ferrovia

Maratea aveva un grande ospedale con molti reparti. Alla fine degli anni Novanta, con l’accentramento dei servizi sanitari, è stato fortemente ridimensionato e in parte trasferito all’ospedale di Lagonegro. Da allora chi ha bisogno di cure specialistiche o di un ricovero deve spesso spostarsi, e in un territorio esteso come il nostro, con frazioni distanti tra loro, ogni spostamento in più si sente.

Con il ridimensionamento dell’ospedale il paese ha perso un servizio importante. Il suo peso si è fatto sentire con il tempo, perché meno servizi significano meno motivi per restare, soprattutto per chi ha figli piccoli o genitori anziani da assistere.

Lo stesso discorso vale per i trasporti. Anche la stazione ferroviaria è stata ridimensionata, la biglietteria non c’è più come una volta e le corse si sono ridotte molto rispetto al passato. Per chi studia o lavora fuori e per chi non guida, arrivare a Maratea e ripartire diventa meno semplice, e un paese che si collega con più fatica al resto del territorio rischia di sembrare più lontano di quanto sia.

Anche le scuole registrano sempre meno studenti, e questo mostra come servizi e demografia si influenzino a vicenda. Con meno bambini le scuole hanno meno iscritti e diventano più fragili, e con meno servizi le famiglie giovani valutano di trasferirsi dove li trovano.

Quando una famiglia decide dove vivere guarda la scuola, il medico, l’ospedale più vicino e il tempo che serve per raggiungerli. A Maratea, con frazioni distanti tra loro e collegamenti spesso incerti, ciascuno di questi elementi pesa più che in un paese compatto.

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Casa, lavoro e strade, perché restare è difficile

Chi vive a Maratea sa bene che trovare casa in inverno è difficile. Molti proprietari preferiscono affittare nei mesi estivi a prezzi alti e lasciano le abitazioni vuote nel resto dell’anno, invece di affittarle stabilmente a canoni più bassi. È una scelta comprensibile per chi possiede la casa, e ha un effetto pesante su chi vorrebbe restare. Lo segnalano da tempo molti residenti e tante giovani coppie, che faticano a trovare un alloggio dove costruire la propria vita.

Il lavoro è l’altro nodo. A Maratea si lavora soprattutto con attività stagionali legate al turismo, ci sono poche aziende e non esiste un’industria che offra sbocchi stabili. È ragionevole pensare che la mancanza di scelta e di un futuro lavorativo sul territorio pesi come un malus su chi decide di restare, e che molti ragazzi con un titolo di studio guardino altrove.

A questo si aggiunge la viabilità. Da diversi anni le frane sulla SS18 creano problemi importanti ai collegamenti, e di recente le frane hanno colpito anche la SP3. La situazione resta problematica e rende più complicato muoversi per lavoro, per studio e per le visite mediche, in un paese che dipende in larga parte dal turismo e quindi dalla possibilità di essere raggiunto.

Presi uno alla volta, questi fattori difficilmente bastano a spiegare il calo demografico. Messi insieme formano un contesto in cui restare richiede più sacrifici che altrove, tra una casa difficile da trovare, un lavoro con poche alternative e strade che a volte isolano il paese. È comprensibile che molti giovani scelgano di costruire altrove la propria vita e che chi è partito faccia fatica a tornare.

Come tornare sopra quota 5.000

Soluzioni semplici non ce ne sono, ma alcune direzioni si intravedono. Sul fronte della casa, incentivare i proprietari ad affittare tutto l’anno ai residenti, per esempio con agevolazioni, potrebbe ridurre la distanza tra chi ha una casa vuota e chi ne cerca una.

Sul lavoro, ogni attività capace di dare occupazione fuori dai mesi estivi, dal turismo destagionalizzato ai servizi per chi vive qui tutto l’anno, aiuterebbe a rendere il futuro più prevedibile. Sulla viabilità e sui servizi, collegamenti sicuri e una sanità più vicina ai cittadini restano condizioni di base perché le famiglie scelgano di restare. Una tendenza demografica di lungo periodo si inverte con più misure insieme, tutte orientate allo stesso obiettivo, cioè dare ai giovani più motivi per restare e a chi è partito più motivi per tornare.

Il numero che ci ripetevano a Porto Scalo, più di 5.000 abitanti, era un modo di sentirsi comunità prima ancora che una statistica. Oggi quel numero è più basso, e dietro ogni persona che manca c’è un banco vuoto, una casa chiusa d’inverno, un ragazzo che ha fatto la valigia e ancora non è tornato. Tornare sopra quota 5.000 richiederà tempo e dipenderà da quante famiglie troveranno qui una casa, un lavoro e servizi sufficienti per scegliere di restare. Forse un giorno, ai bambini di Maratea insegneranno di nuovo a memoria quel numero e sarà il segno che il paese ha ricominciato a crescere.

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Nicola Propato

Nicola Propato

Sono il webmaster di marateaclub! Controllo che tutto funzioni per il meglio e ogni tanto condivido le mie fotografie preferite.

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