Impianti fotovoltaici: cosa sapere prima di installarli

Nel 2025 il fotovoltaico italiano ha segnato un nuovo record di produzione e conta ormai oltre due milioni di impianti fotovoltaici. Chi sostiene la spesa nel 2026 sulla propria prima casa recupera ancora il 50% con la detrazione fiscale. Vediamo chi può installarlo, dove e come farlo, quando conviene muoversi e perché sempre più famiglie lo scelgono, anche a Maratea.

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<<<INDICE ARTICOLO>>>

  1. Introduzione
  2. I numeri del calo demografico
  3. Pochi bambini e sempre più anziani
  4. L’emigrazione giovanile
  5. I servizi ridimensionati, dall’ospedale alla ferrovia
  6. Casa, lavoro e strade a Maratea
  7. Come tornare sopra quota 5.000

Basta alzare lo sguardo sui tetti di qualsiasi paese per accorgersi di quanto i pannelli solari siano diventati familiari. Chi pensa di ristrutturare casa o di tenere sotto controllo la bolletta della luce si trova quasi sempre a valutare anche questa possibilità.

Il quadro degli incentivi però è cambiato parecchio negli ultimi anni e può disorientare. Le aliquote della detrazione scendono con il passare degli anni e le scadenze si inseguono tra leggi di bilancio e decreti, mentre le comunità energetiche aggiungono un’altra strada da capire.

Proviamo a mettere ordine rispondendo alle domande di sempre. Cos’è un impianto fotovoltaico e come funziona, dove si installa, chi ha diritto alla detrazione, quando conviene muoversi e perché la scelta convince sempre più persone, senza perdere di vista cosa cambia per chi vive a Maratea e in Basilicata.

Che cos’è un impianto fotovolatico?

Un impianto fotovoltaico trasforma la luce del sole in elettricità. Il cuore del sistema sono i pannelli fotovoltaici, formati da celle in silicio che producono corrente continua quando vengono colpite dai raggi solari. Un dispositivo chiamato inverter la converte in corrente alternata, la stessa che esce dalle prese di casa.

Durante il giorno l’energia prodotta alimenta direttamente frigorifero, lavatrice, climatizzatore e tutto ciò che è acceso in quel momento. Quella che avanza può essere immessa nella rete elettrica oppure conservata in una batteria di accumulo da usare la sera. Nelle ore senza sole si continua a prelevare dalla rete come si è sempre fatto o dalla batteria.

La potenza di un impianto si misura in kilowatt di picco. Per una casa bastano in genere pochi kilowatt, mentre i grandi impianti fotovoltaici industriali e agricoli arrivano a megawatt. La resa cambia con le stagioni, con l’orientamento dei pannelli e con le ombre che cadono sul tetto, ed è per questo che prima di decidere conviene un sopralluogo serio.

Un impianto domestico non ha parti in movimento e richiede poca manutenzione. Basta una pulizia ogni tanto se si accumulano polvere o foglie e un controllo periodico dell’inverter, che è il componente che in genere si sostituisce prima. I pannelli perdono efficienza molto lentamente e per questo i produttori ne garantiscono la resa per molti anni.

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La diffusione in Italia

A fine 2025 in Italia erano in funzione circa 2,1 milioni di impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 43,5 GW. (fonte: Italia Solare)

Sempre nel 2025, il fotovoltaico ha prodotto 44,3 TWh, il 25,1% in più rispetto all’anno precedente e un nuovo massimo storico, con un picco di 5,7 TWh a giugno. Nello stesso anno il fabbisogno elettrico nazionale è stato di 311,3 TWh e la potenza rinnovabile installata nel Paese ha raggiunto gli 83,5 GW, per più della metà costituita proprio dal solare. (fonte: Terna)

In pratica il sole soddisfa oggi circa il 14% dei consumi elettrici del Paese, una quota destinata a salire con i nuovi impianti.

Al Sud a parità di potenza i pannelli producono mediamente di più per la maggiore insolazione e questo rende il fotovoltaico interessante anche in regioni come la Basilicata. Lo stesso vale per Maratea, dove le giornate di sole abbondano per gran parte dell’anno e le estati sono lunghe, anche se resta sempre un sopralluogo a dire quanto renderà davvero un tetto.

Impianti con accumulo e quando conviene la batteria

Un impianto con accumulo affianca ai pannelli una batteria che immagazzina l’energia prodotta in più durante il giorno. Invece di cederla alla rete a metà giornata, quando in casa spesso non c’è nessuno, la si conserva e la si usa la sera, quando si cucina, si accendono le luci e si guarda la televisione.

Il vantaggio principale è l’aumento dell’autoconsumo. Senza batteria una famiglia che esce al mattino e rientra al tramonto consuma in proprio solo una parte di ciò che produce, mentre con l’accumulo quella quota cresce in modo sensibile e la bolletta si riduce di conseguenza. Se l’impianto è predisposto, la batteria può anche garantire un po’ di corrente durante un black-out, un dettaglio da chiedere esplicitamente all’installatore.

La capacità si misura in kilowattora e per una casa si ragiona in genere su qualche kilowattora, scelto in base a quanta energia si consuma tra sera e notte. Una batteria troppo grande resta sottoutilizzata e allunga i tempi di rientro della spesa, una troppo piccola si esaurisce presto. Conviene guardare anche il numero di cicli di carica garantiti, gli anni di garanzia e la possibilità di ampliare il sistema in futuro. A Maratea la scelta dipende molto da come si usa la casa. Per una seconda casa abitata poche settimane l’anno l’accumulo rende poco, mentre per chi vive qui tutto l’anno o gestisce una struttura turistica con consumi serali intensi in estate può avere più senso.

Il costo iniziale è più alto e il conto va fatto con attenzione. La batteria installata insieme all’impianto rientra in genere tra gli interventi agevolati dalla detrazione e segue le stesse aliquote e le stesse scadenze viste prima, un motivo in più per decidere entro l’anno se si vuole restare al 50%. Chi ha già i pannelli può aggiungere l’accumulo in un secondo momento, ma deve prima verificare con un tecnico che l’inverter sia compatibile.

Chi ha diritto alla detrazione fiscale?

In teoria può installare impianti fotovoltaici chiunque abbia una superficie adatta, che si tratti di una villetta, di un capannone o di un’azienda agricola.Chi vive in affitto può farlo con il consenso del proprietario. In un condominio i pannelli sulle parti comuni richiedono invece la delibera dell’assemblea e la spesa si divide tra i condòmini in base ai millesimi.

Per chi lo installa sulla propria abitazione esiste la detrazione IRPEF prevista per le ristrutturazioni, che comprende anche i lavori di risparmio energetico con fonti rinnovabili. L’impianto fotovoltaico è agevolato se serve ai bisogni energetici della casa e per le spese del 2025 e del 2026 la detrazione è del 50% quando riguarda l’abitazione principale e la paga il proprietario o chi ha un diritto reale sull’immobile, come l’usufrutto. Negli altri casi, per esempio seconde case o spese sostenute da inquilini e familiari conviventi, l’aliquota è del 36% (fonte: Agenzia delle Entrate).

Il limite di spesa è di 96.000 euro per ogni unità immobiliare. L’importo detraibile si recupera in dichiarazione dei redditi in dieci quote annuali di pari valore, quindi il vantaggio si distribuisce nel tempo. A Maratea, dove le seconde case sono molte, vale la pena ricordare che per loro l’aliquota resta quella più bassa.

L’immobile deve essere abitazione principale al termine dei lavori anche se non lo era all’inizio. La maggiorazione resta valida se in seguito si cambia casa. Chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro deve fare i conti anche con un tetto agli oneri detraibili, calcolato in base al reddito e ai figli a carico.

La detrazione riguarda chi paga l’IRPEF perché si sottrae all’imposta dovuta. Per chi non ha un tetto a disposizione o non ha redditi sufficienti per sfruttarla esistono le comunità energetiche, di cui parliamo più avanti, che permettono di partecipare a una produzione condivisa senza installare nulla in proprio.

Come installare un impianto fotovoltaico?

Installare un impianto richiede qualche settimana tra valutazione, pratiche e lavori, e il primo passo è capire quanto si consuma. La bolletta degli ultimi dodici mesi indica i kilowattora annui e dice all’installatore quale potenza serve. Partire dai consumi reali evita impianti sovradimensionati che costano di più senza rendere di più.

Segue il sopralluogo tecnico, in cui si controllano lo stato e la portata del tetto, l’esposizione, le ombre di camini, alberi o edifici vicini e la posizione del quadro elettrico. Da questa verifica nasce il progetto con il numero di pannelli, il tipo di inverter, l’eventuale batteria e la produzione annua stimata. Conviene confrontarne due o tre e controllare che indichino marche e garanzie di pannelli e inverter, oltre a voci di costo distinte.

Prima dei lavori vanno sistemate le pratiche. Per i tetti residenziali si tratta in genere di una comunicazione al Comune o di un titolo edilizio semplificato, a seconda delle regole locali e di eventuali vincoli paesaggistici o storici, frequenti nei centri antichi come il borgo di Maratea e in molte zone costiere. In questi casi conviene sentire l’ufficio tecnico del Comune prima ancora di scegliere il preventivo. Intanto si presenta al gestore della rete la richiesta di connessione. Di norma se ne occupa l’installatore, ma è bene chiedere chi fa che cosa.

Il montaggio in sé è rapido. Per una casa unifamiliare bastano in genere pochi giorni per fissare le strutture sul tetto, posare i pannelli, installare inverter e quadri e collegare tutto all’impianto domestico. L’installatore rilascia poi la dichiarazione di conformità, necessaria per chiudere le pratiche.

A lavori finiti il gestore della rete verifica la connessione e dà il via libera all’attivazione, così l’impianto può entrare in funzione. Restano da trasmettere i dati all’ENEA entro 90 giorni e da conservare insieme a fatture e ricevute dei bonifici, perché gli uffici possono richiederle in caso di controllo. Per scegliere bene conviene affidarsi a installatori qualificati, chiedere referenze di lavori simili e leggere il contratto con calma prima di firmare.

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Quanto costa un impianto?

Il costo di un impianto fotovoltaico domestico si misura in euro per watt installato e dipende soprattutto dalla taglia. Più l’impianto è grande e più il prezzo per ogni watt scende, perché le spese fisse come progetto, ponteggi e pratiche si distribuiscono su un numero maggiore di pannelli.

Nel 2024 gli impianti fotovoltaici residenziali sotto i 10 kW sono costati in media 1,39 euro per watt al netto dell’IVA, con una forbice che va da 1,20 a 1,60 euro. Per i sistemi commerciali tra 10 e 100 kW il prezzo medio scende a 1,28 euro per watt (fonte: IEA PVPS).

Moltiplicando il prezzo medio per la potenza si ottiene che un impianto da 3 kW costa circa 4.200 euro IVA esclusa e uno da 6 kW intorno ai 8.300 euro. Il rapporto non riporta il costo delle batterie, che va aggiunto a parte per chi sceglie l’accumulo e fa salire il totale in modo sensibile.

La detrazione cambia i conti. Su un impianto da 6 kW pagato 8.300 euro per la prima casa il 50% vale circa 4.150 euro, cioè intorno a 415 euro l’anno per dieci anni, e la spesa effettiva si dimezza. Il vantaggio vale per i pagamenti fatti entro il 31 dicembre 2026, perché nel 2027 l’aliquota sulla prima casa scende al 36% (fonte: Agenzia delle Entrate).

I valori medi nazionali sono un riferimento e il prezzo finale a Maratea dipende dalle condizioni del tetto, dall’accessibilità del cantiere nel borgo e dalla distanza dell’installatore. Per capire se un’offerta è in linea conviene confrontare due o tre preventivi con la stessa potenza e le stesse voci.

Impianti fotovoltaici per alberghi, B&B e attività turistiche

A Maratea l’economia gira in buona parte sul turismo e i consumi di elettricità seguono lo stesso ritmo. Tra giugno e settembre alberghi, residence, B&B, lidi e ristoranti tengono accesi climatizzatori, frigoriferi e cucine per molte ore al giorno, e negli stessi mesi il sole produce di più.

Questa coincidenza è il punto di forza del fotovoltaico per le attività turistiche. Una struttura che consuma di giorno e in estate riesce a usare direttamente buona parte dell’energia dei pannelli, senza doverla cedere alla rete o conservare in una batteria, e può alleggerire la bolletta proprio nei mesi in cui pesa di più. Il picco di produzione fotovoltaica nazionale cade del resto a giugno, con 5,7 TWh (fonte: Terna).

Chi chiude in inverno ha un quadro diverso. L’impianto continua a produrre anche quando la struttura è vuota e l’energia che nessuno consuma finisce in rete. Per un’attività stagionale il calcolo va fatto sui mesi di apertura e sui consumi dell’intero anno, perché un impianto dimensionato sui picchi di agosto potrebbe produrre molto più di quanto serve nel resto dell’anno.

Per le attività gli incentivi sono diversi da quelli delle famiglie. La detrazione vista finora riguarda gli immobili abitativi dei privati, mentre chi gestisce un’impresa deve guardare ad altre agevolazioni, con requisiti e scadenze propri, da verificare con il commercialista prima di firmare un preventivo.

A Maratea e in Basilicata un albergo o un lido con un tetto ampio può anche pensare di produrre energia da condividere con le famiglie e le altre attività della zona. Ne parliamo qui sotto, perché le comunità energetiche sono una strada pensata proprio per mettere insieme chi ha un impianto e chi non ce l’ha.

Le comunità energetiche per chi non può installare un impianto

Le comunità energetiche rinnovabili sono gruppi di cittadini, imprese ed enti locali che si mettono insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, quasi sempre solare. Possono partecipare anche inquilini e condòmini senza spazio per i pannelli e per l’energia condivisa è prevista una tariffa incentivante.

Il contributo a fondo perduto del PNRR, fino al 40% della spesa e nato per i comuni sotto i 5.000 abitanti, è stato esteso ai comuni fino a 50.000 abitanti. Lo sportello per le domande si è chiuso il 30 novembre 2025 con circa 48.000 richieste per oltre 3,34 GW di potenza e gli impianti ammessi devono entrare in esercizio entro il 31 dicembre 2027 (fonte: MASE).

Secondo la stessa presentazione, in Italia le configurazioni di autoconsumo ammesse sono 1.356 e 846 sono comunità energetiche rinnovabili. In Basilicata le configurazioni ammesse risultano appena sei. Per chi pensa di entrare in una comunità oggi conviene informarsi in Comune o sul sito del GSE su quali incentivi siano ancora aperti.

Perché sempre più persone scelgono il fotovoltaico?

La ragione più evidente è la bolletta. Ogni kilowattora prodotto dai propri pannelli e consumato in casa è un kilowattora che non si compra dal fornitore, e più i consumi si concentrano nelle ore di sole più il risparmio cresce. Chi lavora da casa o usa il climatizzatore d’estate lo sente di più.

A questo si somma la detrazione fiscale che abbatte il costo dell’investimento nel tempo e il fatto che l’impianto richiede pochissima manutenzione. L’energia autoconsumata è inoltre meno esposta alle oscillazioni dei prezzi perché il suo costo è già stato sostenuto.

Molti impianti nascono ormai con una batteria che permette di usare la sera l’energia prodotta di giorno. Costa di più all’inizio ma aumenta la quota di energia consumata in proprio.

Non è una scelta adatta a tutti. Serve un tetto in buone condizioni, poco ombreggiato e con un orientamento decente, e i conti cambiano molto da una famiglia all’altra a seconda di quanto e quando si consuma. Chiedere più preventivi e farsi spiegare come è stata stimata la produzione resta il modo migliore per evitare brutte sorprese.

Il sole a Maratea non è mai mancato. Per generazioni ha scaldato le pietre del borgo e riempito le spiagge d’estate. Oggi può fare molto di più e diventare l’energia che accende le case, le botteghe e gli alberghi di chi vive e lavora qui. Per la prima casa la detrazione del 50% vale per i pagamenti fino al 31 dicembre 2026 e il tempo scorre più veloce di un’estate. Chi ha un buon tetto può cominciare oggi a chiedere un preventivo. Il sole continuerà a regalare il mare e le estati che amiamo, e con qualche pannello in più potrà dare una mano anche alla bolletta.”

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Scuola “Porto Scalo” di Maratea – 2026 © Propato

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Nicola Propato

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